I BICCHIERI DA SAKÈ: 10 MODI PER GUSTARLO IN GIAPPONE

Prodotto unico e caratteristico del Giappone, il sakè è un tipo di liquore a base di riso fermentato noto con il nome di nihonshu. Questa bevanda alcolica viene prodotta nella terra del Sol Levante da migliaia di anni ed è profondamente radicata nella sua cultura.
Col tempo gli usi e i costumi relativi alla sua preparazione e al suo impiego si sono evoluti e le diverse esperienze di consumo hanno portato alla creazione ed allo sviluppo di una varietà sempre più eterogenea di tazze e calici con i quali poterla gustare. I bicchieri da sakè si differenziano tra loro per forma, dimensione, colore e materiale a seconda delle occasioni.

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Ecco a voi 10 tipologie di tazze tradizionali e moderne di uso comune in Giappone.

  1. Masu:
    Anticamente il sakè veniva servito in un contenitore di legno, noto come masu, un recipiente a forma di scatola solitamente fatto di hinoki, cipresso giapponese. Durante il periodo Edo il masu veniva impiegato per misurare il riso, ma data la sua capienza e la sua robustezza venne presto sfruttato come tazza: si diceva infatti che questa scatola di legno riuscisse a dare completezza al sakè poiché quest’ultimo veniva tradizionalmente preparato in una botte di legno. Oggi, proprio perché il legno con il suo retrogusto va ad alterare troppo il sapore del sakè, vengono realizzati masu in materiale laccato o in plastica ABS.
  1. Ochoko:
    Se si ha un debole per il sakè caldo la soluzione migliore è optare per un ochoko: la tipica tazza in ceramica generalmente di piccola forma cilindrica permette al calore di non disperdersi e di gustare il sakè sempre ben caldo una volta versato. Può essere utilizzata anche per il sakè freddo e viene comunemente realizzata anche in porcellana, metallo e vetro.

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  1. Sakazuki:
    Le sakazuki sono tazze cerimoniali usate comunemente durante i matrimoni e in altre occasioni speciali, come per esempio il Capodanno e rituali shintoisti. Più precisamente si tratta di tazzine simili a piccoli piatti o ciotole, con una base rialzata, frequentemente a tinta unita o con decorazioni a tema floreale. Create con materiali di ceramica e legno laccato, oltre alle classiche realizzazioni in vetro, stagno, argento e oro, vengono occasionalmente consegnate come premio in sostituzione di medaglie o trofei.
  1. Guinomi:
    L’uso del guinomi entrò a far parte della tradizione giapponese dalla metà del periodo Edo, ottenendo una rapida popolarità grazie alle sue dimensioni: essendo più capiente di una qualsiasi sakazuki veniva spesso usato in occasione di situazioni informali. Ad oggi la sua estetica è cambiata ed è stata resa più piccola e moderata, ma le sue dimensioni restano comunque più grandi rispetto alla media degli altri bicchieri. Ceramica, porcellana e terracotta sono i principali materiali di questa creazione artigianale, talvolta alternati al vetro.

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  1. Calici da vino:
    Negli ultimi anni i bicchieri da vino sono diventati molto popolari, soprattutto nei moderni ristoranti giapponesi. Ottimi per servire il sakè freddo, questi recipienti amplificano gli aromi inebrianti della bevanda rendendo distinguibile ogni singola sfumatura, senza influire minimamente sul gusto e migliorando l'esperienza di degustazione. In ogni caso, ogni variante di calice o bicchiere da vino ha una propria forma e dimensione e uno può essere più indicato per certi tipi di sakè rispetto ad altri.
  1. Cocktail Tumbler:
    Pur allontanandosi dai recipienti tradizionali, i bicchieri da cocktail (del tutto simili a quelli usati in occidente in tutti bar e locali) sono una forte tendenza nel Paese del Sol Levante. Sono entrati in uso anche i bicchieri realizzati appositamente per le varietà di sakè premium, ma uno su tutti eccelle in modo particolare: il sugahara, bicchiere dal design unico che racchiude alla base tante piccole bolle capaci di trasformare l’oggetto in opera d’arte. La trasparenza del vetro mescolato al colore del sakè rende il tutto ancora più suggestivo.

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  1. Bekuhai:
    Il bekuhai è una speciale tazza di sakè creata nella prefettura di Kochi, la sua particolarità è che è impossibile appoggiarla su un tavolo una volta che il sakè è stato versato. Questo perché la tazza ha una base appuntita o generalmente presenta un foro sul fondo, che si deve bloccare col dito affinché non fuoriesca la bevanda. Il recipiente è stato di ispirazione per alcuni amanti del sakè, i quali hanno dato origine a un gioco alcolico: chi perde deve bere dal bekuhai finché non svuota la tazza.
  1. Kiriko:
    Tra le tazze di sakè più moderne si trova kiriko, realizzata in vetro e decorata con motivi intagliati in essa. Esistono due tipi principali di questo formato: Edo kiriko e Satsuma kiriko. L’Edo kiriko è molto più facile da trovare rispetto al secondo e in genere è caratterizzato da un vetro trasparente più sottile con sovrapposto vetro colorato; a differenza dell’Edo kiriko che presenta colori un po’ più sobri, il Satsuma kiriko ha colorazioni molto più accese e appariscenti.

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  1. Bajōhai:
    Il bajohai è una delle tazze giapponesi più antiche e tradizionali. È a forma di calice e poggia su una base piccola e bassa - anche se esistono di diversa altezza e spessore - e solitamente viene realizzata in ceramica o in metallo. Si dice che un tempo le persone bevessero da questo tipo di tazza quando andavano a cavallo, probabilmente perché la sua struttura rende facile e salda l’impugnatura.
  1. Kiki-choko:
    Un’altra tazza singolare è il janome, chiamato anche kiki-choko, che si traduce letteralmente con “occhio di serpente”. Questo nome si riferisce al fatto che il fondo interno della tazza presenta un motivo blu a doppio anello, che ricorda vagamente un occhio di un serpente, ed è volto a mettere in risalto la trasparenza del sakè, evidenziandone le sfumature e sottolineando la sua purezza. Il materiale più comune con cui vengono realizzati i janome è la porcellana bianca, ma esistono design e produttori moderni che usano il vetro.

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